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Intervista pubblicata sul numero 21 della rivista Ticino Welcome
CINA
Un opportunità da cogliere ma con metodo
In che modo le vostre competenze di Project Management e di Business Planning possono aiutare le aziende in un loro progetto di internazionalizzazione?
«Il nostro intervento consiste appunto nell’accompagnare le imprese in un processo di penetrazione verso Est o verso Ovest, grazie alla presenza sia di William George Asia che di William George USA. La struttura comprende poi un coordinamento europeo che svolge la funzione di presa in carico dei clienti provenienti da numerosi paesi del Vecchio Continente, per poi instradarli verso i nostri corrispondenti asiatici o americani.
Nell’attuale congiuntura economica registriamo un particolare interesse verso i mercati asiatici perché sono quelli che ancora presentano tassi di sviluppo positivi e nuove e piùconsistenti opportunità di business.
Le aziende che a noi si rivolgono sono di natura industriale o di servizi che per la prima volta hanno scelto di approcciare mercati esteri all’interno di una propria strategia di crescita e sviluppo, oppure aziende che hanno già avuto esperienze non felici all’estero ma che ritengono di non doversi “chiudere in casa” e intendono riprovarci con un approccio più professionale».
Quali sono le richieste che principalmente le aziende vi rivolgono e quali le soluzioni da voi proposte?
«Le PMI, che sono per lo più le aziende per le quali possiamo costituire un utile punto di riferimento, molto spesso denunciano ancora una presenza sui mercati internazionali con molte zone d’ombra. Queste imprese si muovono partendo da un vantaggio competitivo che vantano localmente o in Europa in termini tecnologici o di conoscenza (know how) e che intendono sfruttare su nuovi mercati. I primi passi sono molto spesso di natura commerciale, cui fa seguito un’implementazione nella prospettiva di servire i clienti direttamente nei nuovi paesi emergenti, fino ad un’azione di customizzazione sul posto di prodotti tecnologici o servizi a valore aggiunto, per arrivare da ultimo a produrre direttamente in loco con l’apertura di stabilimenti e/o uffici magari in partnership con imprenditori locali».
Si tratta dunque di un processo per successivi passi, cui corrisponde anche una gradualità del vostro intervento consulenziale...?
«Esattamente. Una prima fase corrisponde all’impostazione, direttamente con l’imprenditore o con il direttore generale, del piano di sviluppo aziendale, che può essere a 360° o focalizzato su un determinato paese per esempio asiatico. Il secondo step prevede una precisa e dettagliata pianificazione con una quantificazione degli obiettivi, degli investimentie dei tempi. La terza fase riguarda l’esecuzione del progetto nel paese prescelto con controllo ed allineamento del medesimoin base alle problematiche contingenti nel frattempoemerse. Infine l’ultima fase riguarda il monitoraggio dei ritorni economici e finanziari del progetto una volta che esso è andato a regime».
Perché è consigliabile per un’azienda essere accompagnatain questo processo di internazionalizzazione?
«Le ragioni possono essere molteplici ed anche molto com-plesse, ma dall’esperienza pregressa elencherei tre vantaggifondamentali per l’imprenditore:
1) contenimento del rischio dello specifico progetto di internazionalizzazione data l’applicazione del Metodo di lavoroche la William George porta attraverso i suoi professionisti, utilizzando le competenze di BusinessPlanning e di Project Management;
2) presenza in loco (sia in Cina a Shanghai e Hong Kong, che in USA a Boston e New York) che permette di realizzare direttamente nel paese destinatario il progetto di internazionalizzazione
con un lavoro operativo fatto dal personale locale nella cultura e lingua locale;
3) network di relazioni di business ed istituzionali al massimo livello acquisito in vari anni di esperienza. Questo network viene messo subito a disposizione delle aziende che intendono procedere con un progetto di internazionalizzazione in Asia e/o in USA in modo da accelerare il raggiungimento degliobiettivi fissati».
Il vostro intervento non è finalizzato esclusivamente alla creazione immediata del business ma pone le basi per lo stabilirsi di una relazione duratura con il Paese destinatario…?
«Credo che questo sia un punto assolutamente fondamentale che caratterizza la qualità della consulenza William George. Agire in un mondo ormai globalizzato non vuol dire affatto che siano cadute o superate le barriere linguistiche, culturali, imprenditoriali, i modi di agire e di pensare che contraddistinguono i diversi popoli e Paesi. Capire la cultura e l’approccio del nuovo mercato - specialmente se lontano come quello cinese -diventa allora solo il primo ma fondamentale passo da realizzare per fare business. In questo senso possiamo ben dire che il nostro intervento aiuta a gettare quel primo indispensabile ponte culturale su cui poi potranno passare idee,uomini e merci».
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